Il gioco dell’oca con i voucher

L’ultimo getto dei dadi parlamentari riporta i voucher alla casella di partenza. E ciò che era nato per agevolare la regolarità del lavoro occasionale, in maniera semplice e facile, praticabile anche dalla casalinga di Voghera, senza troppi studi e troppi clic per aggirarsi nel labirintico sito dell’INPS, torna a complicarsi, inutilmente. È infatti prevedibile che difficilmente i voucher rinasceranno dalle ceneri. Così, se enne sfumature di grigio non piacevano a lorsignori, si godranno enne sfumature  di nero.

Chi ha vissuto, e ricorda, le diverse stagioni della moda giuridica del lavoro sa bene quanto una sia pur modesta semplificazione e sburocratizzazione abbiano giovato alla pratica del lavoro e quanto, invece, i burocrati del lavoro, pubblici e privati, abbiano nociuto e continuino pervicacemente a nuocere, con il loro garantismo peloso di diritti e garanzie, finendo per togliere anziché aggiungere dignità al lavoro e a chi, non avendo le garanzie e i privilegi di lorsignori, cerca di tirare avanti.

Lo stesso alto commissario anticorruzione, che di complicazione se ne intende, ci ha spiegato che è proprio dall’eccesso di regolazione che deriva un impulso forte proprio alla corruzione che si vorrebbe irenicamente impedire o, quanto meno, limitare. La medesima eterogenesi dei fini ci porta a riscontrare facilmente che, nel campo del lavoro, tanto maggiori sono le complicazioni e i costi della regolarità, quanto maggiori sono i vantaggi della irregolarità e la spinta in tal senso.

Del resto sappiamo bene che gli stessi voucher hanno impiegato del tempo per essere conosciuti, compresi, utilizzati, così con le ultime sfilate di moda parlamentari, preelettorali (o proelettorali), sui nuovi voucher, dopo l’improvvida abrogazione dei vecchi, decisa soltanto per evitare ulteriori fibrillazioni politiche e impedire alla CGIL di fare la sua propaganda antigovernativa, vediamo tornare a sfilare in passerella la complicazione, con tutta la variegata dotazione di limiti, divieti, adempimenti.

È ancora presto, dato il residuo percorso parlamentare, per dettagliare questi limiti, divieti, adempimenti ma, sulla scorta delle voci correnti, qualcosa si può dire subito, senza entrare nel merito delle procedure di acquisto e spendita, sulle quali INPS eserciterà tutta la fantasia complicativa di cui sono capaci i suoi megadirettori e il suo minipresidente, anche se è illusorio aspettarsi ripensamenti da parte di chi pensa più al suo interesse, quale che sia, che al bene comune.

Si può e si deve dire, anche a futura memoria, che sembra incongruo, come è stato fatto per il lavoro intermittente, ogni limite di età e condizione, considerando la situazione economica in cui ci troviamo; inoltre pare astruso il diverso trattamento di famiglie e imprese, volendo pervicacemente infilare queste ultime nel letto di procuste del contratto a tempo indeterminato che, secondo le statistiche, è ampiamente superato da quello a tempo determinato, a causa di tutte le incertezze dei mercati da cui siamo circondati; infine rischia di essere controproducente, oltre che indegna, sia la distinzione tra imprese con più o con meno di 5 dipendenti, sia l’esclusione dell’edilizia, come se questo benemerito settore fosse la sentina di tutti i mali del lavoro, mentre è soltanto un facile bersaglio, dopo essere stato una mucca troppo munta.

Pur essendo sempre stato rischioso prevedere il futuro, nel caso specifico sembra facile poter dire che i voucher, collezione autunno-inverno 2017, non faranno molta strada, con grande soddisfazione di lorsignori. Mentre noi tanti, persone qualunque, che siamo coinvolti nel lavoro vero – come lavoratori dipendenti/autonomi e datori di lavoro/committenti – aspettiamo la collezione primavera-estate 2018, quando le gonne della regolazione che, oggi, si allungano torneranno, sperabilmente, ad accorciarsi, augurandoci persino che torni l’epoca delle minigonne.

Come si sa il futuro è qualcosa che arriva sempre troppo presto e, ormai, anche più presto di prima.

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