Il nostro agente a Lavagna

Nel paese di Pulcinella i segreti non vengono mantenuti con la cura che, di volta in volta, essi meritano; anche per questo non siamo un paese normale.

Per quanto non sia da escludere l’esistenza di un metodo di potere secondo il quale, basandosi proprio sulla incapacità di mantenere il segreto, si crea una grande confusione nella quale si perde il senso di ciò che è vero e di ciò che è falso; di ciò che è serio e di ciò che serio non è; ma soprattutto si perde il senso di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato.

Inoltre, ci si confonde, moralisticamente o per semplice convenienza, data la condizione attuale della amministrazione della giustizia, su ciò che è reato e ciò che reato non è; su quale è il reato possibile e se è prescritto o è ancora perseguibile.

Seguendo il teorema secondo il quale sono comunisti coloro che comprendono tardi ciò che i liberali hanno compreso prima e tutti gli altri hanno già capito, possiamo dire che se noi avevamo compreso da tempo che cosa aveva significato, dal dopoguerra, il comunismo per l’Italia e che cosa ancora significava, anche dopo la caduta del muro di Berlino; se altri hanno compreso da minor tempo, speriamo che ora anche i comunisti capiscano.

Con il secolo, con il millennio, dovremmo riuscire a chiudere con questi tragici ismi, tragici non soltanto per i morti che hanno causato – e che il comunismo causa ancora in diverse parti del mondo – ma soprattutto per il traviamento delle menti e dei cuori di tanti vivi: comunismo, nazismo, fascismo e, anche, consociativismo, questo meccanismo di potere che ha fatto dell’Italia quasi una democrazia popolare e aveva creato il Paese occidentale con la maggiore presenza dello Stato nell’economia.

E veramente detestabile nello schema consociativo/associativo, prima e dopo la caduta del muro, non è stato il comunista ma il cristiano che ha chiuso gli occhi su tutto, compreso il martirio dei fedeli, anzi ha creduto spesso che il cristianesimo si realizzasse nel comunismo, nel comunismo marxista, leninista, stalinista, non in un comunismo irenico.

Ora lasciamo che i morti seppelliscano i morti e occupiamoci finalmente di cose serie e concrete.

Purché non si senta più parlare del partito comunista come del partito, pulito, serio, onesto; non è vero ma, oltretutto, non ci interessa: i partiti non devono essere qualcosa o qualcos’altro, devono organizzare il consenso per scopi precisi, definiti e possibilmente realistici.

Smettiamola con i moralismi; la battaglia dei professionisti della politica è fatta anche di questo, è vero, ma non è questo che trascina le folle anzi gli individui di oggi; i comunisti hanno agitato per anni, e con successo, i fantasmi, i liberali non debbono imitarli: lasciamo dissolvere questi fantasmi e questi miasmi:

Aprire le fogne per pulirle va bene ma, per favore, chiudiamole presto! questo fetore ci ammorba.

Ci serve aria, aria fresca. Appariranno quindi cieli nuovi e terre nuove, da conquistare.

ottobre1999