La fatica del cambiamento

L’inerzia è descritta dal primo principio della dinamica o prima legge di Newton, che afferma che un corpo permane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme a meno che non intervenga una forza esterna a modificare tale stato. E val la pena ricordare che anche questa è una scoperta del genio italiano di Galileo Galilei, anche se la sua enunciazione formale si deve a Isaac Newton.

“La vis insita, o forza innata della materia, è il potere di resistere attraverso il quale ogni corpo, in qualunque condizione si trovi, si sforza di perseverare nel suo stato corrente, sia esso di quiete o di moto lungo una linea retta” (G.Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, 1632).

Ed è curioso vedere come un principio fisico possa trasformarsi facilmente in un concetto metafisico, se si considera che la dinamica della massa è perfettamente sovrapponibile alle dinamiche delle masse, laddove l’uso del plurale ci trasporta dal mondo della natura al mondo degli uomini, dai corpi alle menti, dalla fisica alla psicologia.

Così possiamo capire meglio che la natura umana contiene in sé questa forza di conservazione del proprio essere e del mondo circostante. Si tratta di una inclinazione della specie che si collega necessariamente al principium individuationis con una variazione facile quanto ingannevole. Per cui si passa dall’io sono io, all’io sono come sono e si arriva all’io voglio restare così.

Eppure anche nella nostra persistente identità è insito un cambiamento continuo, legato alla chimica del corpo umano e, per quanto disturbi pensarlo, ai chimismi del cervello. A cui si aggiungono gli inevitabili mutamenti del contesto fisico e umano, che incidono in vario modo su di noi, anche senza che noi lo vogliamo, anche se noi non lo vogliamo.

Malgrado ciò la richiesta di un cambiamento, ci venga essa dall’esterno o dall’interno, ci spaventa sempre e ci porta ad attivare quella forza dell’inerzia, quella inconscia volontà di non cambiare, di permanere in uno stato di quiete o di moto costante uniforme. E soltanto un potente sforzo  di non perseverare nello stato corrente porta ad accettare e avviare il cambiamento consapevole.

Ed è proprio questa consapevolezza che rende più difficile il superamento dell’inerzia, perché a questo punto occorre scegliere, sia la direzione di marcia che la meta da raggiungere e, anche dopo aver fatto questo sforzo, bisogna attivare tutte le risorse fisiche e mentali per continuare la marcia, per non scoraggiarsi, per affrontare, superare o aggirare tutti gli ostacoli.

Non basta perché, di solito, questa è una fatica solitaria, una lotta continua da ingaggiare prima con se stessi e, poi, con tutti gli altri che possano frapporsi, perché ostili al cambiamento dell’altro, che attacca le comode abitudini, che everte le situazioni consolidate, che mina la stabilità dei rapporti e, nello stesso tempo, smaschera l’inerzia delle convenzioni.

Eppure mutare necesse est.

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