Responsabilità sociale

La moderna società aperta, tecnologica e tollerante, è troppo complessa per poter consentire un controllo del territorio efficace.

Non ci sono più frontiere al terrore, non ci sono più limiti alle situazioni di rischio, tutti possono essere oggetto delle più varie offese e le forze dell’ordine non possono darci la copertura che il nostro bisogno di sicurezza richiederebbe, anche per non incidere sul sistema delle libertà che ci siamo costruito faticosamente e che dobbiamo difendere a tutti i costi, perché è la caratteristica basilare della nostra civiltà.

Allora, seguendo le logiche di risoluzione dei problemi complessi attraverso la riduzione degli stessi in porzioni più semplici, dobbiamo cercare di affiancare ai vecchi schemi di controllo legale nuovi, anzi vecchi, schemi di controllo sociale.

Come nei sistemi della qualità, un controllo totale si può avere soltanto se tutti si fanno carico della loro porzione di prodotto, così in un moderno sistema di convivenza, in cui la libertà di ciascuno termina là dove comincia la libertà dell’altro, ciascuno dovrebbe vigilare nel suo intorno sul fatto che chiunque stia ordendo o attuando azioni contro la libertà o la vita di altri.

Non essendo ancora nato il grande fratello dovremmo essere tutti cuginetti?

In altri termini: dovremmo cessare di farci i fatti nostri e cominciare a farci i fatti degli altri?

Si, in certo qual modo è questo quello che dovremmo fare!

Ma non è una novità: si può e si deve soccorrere i feriti di un incidente, non si deve ma si può intervenire per non consentire che un reato grave sia portato a compimento, non si può e non si dovrebbe ma si è scusati se si agisce per legittima difesa, purché sia proporzionata all’offesa.

Tuttavia, forse dovremmo regredire, almeno in parte, dalla regola sacrale della responsabilità personale e configurare, in tutta una serie di casi, che potremmo definire di massa, una responsabilità ampliata, in cui la famiglia, il gruppo, la squadra, la comunità siano chiamati a rispondere del fatto, in certo grado da stabilire, insieme al reo o al posto del reo, se questi non c’è più.

E non parlo di una generica responsabilità civile, parlo di una specifica responsabilità penale che si concretizzi in un nuovo sistema di pene retributive, alternativo o cumulativo rispetto alle classiche pene pecuniarie o ablative. D’altronde oggi anche le persone giuridiche possono essere imputate di reati penali!

Torniamo a far ricadere le colpe dei padri sui figli, ma anche le colpe dei figli sui padri, e le colpe dei singoli sulle loro comunità, gruppi, squadre, famiglie!

Perché le famiglie, i gruppi, le squadre, le comunità non trascurino mai non soltanto di insegnare le regole della civile convivenza, ma anche di sorvegliare che tali regole non possano essere infrante senza una speciale mistificazione.

Volendo fare qualche esempio potremmo dire:

  1. se uno o più giovani imbrattano i muri della scuola tutti i loro genitori, fratelli, nonni conviventi dovranno comprare la tinta necessaria e, tutti assieme, nei giorni di festa, imbiancare a nuovo la scuola con le loro proprie mani;
  2. se un giovane, che vive in famiglia, con l’auto di famiglia o con la propria provoca un grave incidente, a lui sarà sospesa la patente per un certo periodo, ma anche i suoi genitori, fratelli, nonni conviventi che, ovviamente, siano muniti di patente, si vedranno sospendere la loro patente per un certo tempo, semmai minore;
  3. se un giovane inglese di origini pakistane si fa saltare in aria nella metropolitana di Londra, facendo una strage, la famiglia e la moschea, che frequenta regolarmente, da buon musulmano, dovrebbero rispettivamente essere privata della cittadinanza o altro e essere chiusa o penalizzata altrimenti.

Se nessun uomo è un’isola, chi vive a contatto con un altro non può e non deve non sapere, non capire o, quanto meno, non dubitare che cosa l’altro potrebbe fare di tremendo e intervenire in un modo o nell’altro.

Tutto ciò potrebbe essere definito responsabilità sociale, in un’accezione amplificata ma non transitoria, e attivato allo scopo di costruire un nuovo sistema di civile convivenza spezzando la spirale del nichilismo individualistico.

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