Com’è triste Milano

Com’è triste Milano quando non riesce più a lanciare l’innovazione. Così dispiace leggere un discorso come quello di Benaglia che, partendo da giuste e condivisibili premesse, non le sviluppa in maniera del tutto coerente e, per di più, arriva a conclusioni contraddittorie con le premesse stesse e il contenuto forte delle dichiarazioni.

Infatti Benaglia dice che “il principio di realtà (…) chiede al sindacato di non vivere più di rendita”, e dice bene, anche se non considera tutte le rendite postcorporative di cui il sindacato istituzione gode e che lo fanno apparire, a torto o a ragione, come un Giano bifronte, specialmente con riferimento alla funzione pubblica e al parastato.

Abbandonare la rendita politica e tornare sul territorio a fare i buoni accordi a cui Benaglia fa riferimento va benissimo ma, forse, distinguersi tra sindacato dei lavoratori che rischiano il posto e quello dei lavoratori con il posto garantito (dipendenti pubblici), andrebbe meglio o, quanto meno, sarebbe bene contrattare sull’efficienza e sul merito di questi lavoratori più uguali degli altri.

Tuttavia, seguendo la linea di Benaglia, ciò che è difficile comprendere è il richiamo finale alla mitica unità sindacale o unità d’azione; perché non vivere più di rendita significa affrontare la concorrenza e, come in tutti i mercati, la prima concorrenza da affrontare e, possibilmente, da vincere è quella con chi fornisce gli stessi servizi.

Chiaramente la competizione non esclude la collaborazione, anzi nel mercato moderno si parla spesso di co-petizione, ma bisogna partire sempre da una precisa affermazione identitaria. Perciò chi ha una idea chiara di come dovrebbe porsi un sindacato moderno sul mercato delle idee, per essere pienamente partecipe della realtà del lavoro, affiancando i lavoratori, dovrebbe seguirla senza guardarsi indietro.

Del resto sono ben noti i riti che hanno supportato il mito della unità sindacale, ma è altrettanto noto quanto tale mito fosse vuoto, legato com’era al dogma della pari dignità delle organizzazioni della triplice, ovvero alla ferma volontà di non contarsi mai. E anche questa è una rendita di cui il sindacato non dovrebbe più vivere.

Ora ci si può e ci si dovrebbe contare. Anche così, o soprattutto così, si smette di vivere di rendita.

http://www.bollettinoadapt.it/il-sindacato-italiano-butti-via-la-rendita-e-rimetta-mano-alle-priorita/

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