La partecipazione che valorizza il lavoro

Se, nel ventesimo secolo, dopo la sconfitta nel referendum sulla scala mobile, CONFINDUSTRIA volle aiutare il sindacato a rialzarsi, anche scoraggiando la tendenza alle relazioni interne di Mortillaro, nel ventunesimo secolo bisognerebbe lavorare su nuove linee di ricomposizione che, senza voler cancellare il sindacato, riprendano il filo della partecipazione. Infatti è soltanto da una nuova visione collaborativa, condivisa tra aziende e lavoratori, con l’assistenza del sindacato se ci sta o anche senza, se non ci sta, che si può far ripartire la produttività, la quale può essere “programmata” soltanto come obbiettivo congiunto, da misurare necessariamente ove e in quanto raggiunto.

Mi duole dirlo, date le mie origini professionali, ma oggi non possiamo (à la Mao) non “sparare sul quartier generale”, chiamando così CONFINDUSTRIA e le altre associazioni di categoria imprenditoriali, che continuano a sentire il bisogno di un nemico esterno (à la Orwell) con il quale far finta di combattere. Perciò, pur non potendo replicare l’esperienza FIAT, per ovvie ragioni, bisogna che anche le PMI facciano come la FIAT, uscendo dalle associazioni e, conseguentemente, svincolandosi dai nuovi-vecchi contratti collettivi nazionali, per organizzarsi autonomamente come meglio possibile e i tecnici, per quanto sappiano e vogliano, dovrebbero dare una mano alle aziende neoautonomistiche.

E chi pensa che il modello negoziale italiano ponga il costo del mancato aumento di produttività, in termini di corrispondente stagnazione del salario reale, in capo ai lavoratori e non alle imprese, dimostra di continuare ad avere ancora una visione da salario come “variabile indipendente”, disconoscendo quanto il mancato aumento della produttività penalizzi anche l’impresa. Senza tener conto del semplice fatto che le imprese, nel quadro della competizione internazionale, lungi dal poter preservare i margini di profitto senza dover ricorrere a impegnativi recuperi di produttività, in realtà devono minimizzare i margini di profitto per poter conservare mercato e mantenere la produzione a un livello di equilibrio fra i fattori, compresa ovviamente l’occupazione.

Purtroppo in un mercato dominato dalla domanda non si può più aumentare il salario per sostenere i consumi, ma si deve lavorare insieme per far crescere la produttività del lavoro e la competitività dei prodotti, in maniera tale da consentire maggiore redditività del capitale, che supporti gli investimenti e l’incremento della remunerazione del lavoro. È pur vero che la contrattazione di secondo livello non è decollata, ma ciò è avvenuto per la semplice ragione che le nostre PMI non erano – come tuttora non sono – preparate, tanto quanto non lo erano i sindacalisti dell’una e dell’altra parte e, di conseguenza, i lavoratori, tutt’altro che sensibili al valore della variabilità del salario.

Perciò si può pensare che, senza una crescita culturale generale, continuerà a non decollare, a meno che gli specialisti non trovino indicatori o più sintetici – riferiti a bilancio – o più autoevidenti – riferiti a singole peculiarità – o, meglio, si riesca a valorizzare, e a tradurre in formule legali semplici e comprensibili, una logica di partecipazione. Ovvero si faccia un passaggio definitivo dalla contrapposizione alla convergenza; dalla lotta di classe, tra datori di lavoro e lavoratori, alla classe di lotta di datori di lavoro e lavoratori per la crescita della impresa (attività economica organizzata ai fini della produzione o dello scambio di beni o di servizi) comune.

Infatti, per conseguire una qualunque maggiore produttività, non bastano investimenti sui macchinari, sulla formazione o sull’organizzazione del lavoro, ci vuole una nuova partecipazione, attenta e consapevole, di tutta la comunità aziendale verso il conseguimento di un grande, obbiettivo comune. Intendendo per obbiettivo comune non la crescita della produttività del lavoro in sé e per sé o per quello che comporta sul piano retributivo, ma la soddisfazione di un lavoro amabile per uno scopo che, tendenzialmente, va oltre la vita del singolo, sia nel tempo, con le generazioni che seguiranno, sia nello spazio, con la comunità che lo abbraccia.

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